SEI IN ITALIA Satira e Politica La nuova mappa del mondo nasce dalla crisi in Libia

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Troppi interessi, diverse manipolazioni delle informazioni

La nuova mappa del mondo nasce dalla crisi in Libia

Quando la ricchezza di un territorio diventa la sua condanna

Libia -

La conquista Italiana della Libia non è cosa nuova, prese il via molto tempo fa, stiamo parlando del lontano ottobre 1911, con gli sbarchi delle truppe italiane, rispettivamente a Tobruk e Tripoli, inviate da Giolitti contro l'Impero Ottomano. Già nel 1911 per motivare l’opinione pubblica italiana a sostenere l’occupazione della Libia, allora sotto sovranità turca, i giornali inventarono frottole e visioni paradisiache di quello che si rilevò invece solo uno “scatolone pieno di sabbia”come precisò Gaetano Salvemini. Alcuni deputati come De Marinis assicuravano che «la Tripolitania aveva importanti miniere di zolfo» , mentre Gualtiero Castellini alla domanda: cosa vale la Tripolitania? Rispondeva con testuali parole: «è tutta un florido altipiano, nominato in alcuni punti la montagna verde… è un piccolo Eden…La ricchezza della flora è fantastica ... è un solo frutteto.

L’industria mineraria non è tenuta in conto; soltanto le saline, mal lavorate, fruttano al Governo quasi un milione di franchi. Eppure miniere di zolfo, di fosfati , di minerali preziosi e perfino di diamanti si potrebbero esplorare nell’interno della regione, e facile sarebbe la raccolta della gomma». Per creare l’appoggio dell’opinione pubblica alla guerra di monopolio servì l’appoggio di tutti: letterati, giornalisti, poeti; fu persino scritta una canzone di propaganda dal titolo: “Tripoli, bel suol d'amore” . Rispolverando il passato sembra fin troppo evidente che, con il pretesto di appoggiare gli insorti libici contro il regime di Gheddafi, l'obiettivo principale, anche nel 2011, è in verità quello di ridefinire il controllo delle risorse naturali ed energetiche (petrolio in primis) riposizionando in chiave geopolitica l'intera area nordafricana. È proprio la mappa degli interventi forniti che lascia intravedere i rapporti di forza nella geopolitica del XXI secolo. Non tutti gli alleati sono d'accordo su una leadership politica della Nato per la missione, che sarebbe difficile da accettare per la Turchia e indebolisce lo sforzo arabo nel proteggere i libici dalle forze di Muammar Gheddafi, la Francia infatti ha chiesto un "organismo politico di guida" che includa i paesi libici.

La Germania della Markel, si è astenuta sulla risoluzione delle Nazioni Unite. La Russia ha bollato come “frettolosa” l’offensiva militare, chiedendo un cessate il fuoco. Si ha paura che le rivolte diano nuovo slancio alle proteste nello Xinjiang musulmano e in Tibet.Pechino accusa gli Stati Uniti e tutti i suoi alleati di violazione delle norme internazionali. Intanto l’India, punta apertamente a un seggio permanente al Consiglio di sicurezza, e condanna l’intervento militare alleato subendo. La Spagna vorrebbe seguire l’esempio francese ed approfittare del caos in Egitto, Tunisia e Libia per costruirsi una posizione di forza nel Mediterraneo. La Danimarca ma soprattutto la Norvegia, , sperano di poter entrare nella partita petrolifere del dopo Gheddafi. Mentre il Canada, che con nave da guerra HMCS Charlottetown si è già unita alle azioni militari e al blocco navale della Libia, partecipa con regolarità alle missioni militari americane. E poi ci siamo noi,gli Italiani. Prima dell’insurrezione avevamo utilizzato una strategia di “amicizia”con Gheddafi, il 12 giugno del 2009 avevamo accolto quello che tutti ora definiscono “dittatore” nel parco della seicentesca villa Doria Pamphili, al Gianicolo, Abbiamo fatto in modo che il colonnello si sentisse come a casa sua, accolto da 40 donne, che si sono occupati della sua protezione personale. Sono stati poi organizzati incontri isitituzionali con il presidente Napolitano, il premier Berlusconi ed i presidenti di Senato e Camera, Schifani e Fini.

Ora però dopo le insurrezioni, l’Italia non può più esimersi dal partecipare attivamente al massacro dopo una campagna mediatica di costruzione del nemico di turno da abbattere con ogni mezzo possibile. Insomma il terrore di tutti è quello che e Gheddafi dovesse resistere potrebbe nazionalizzare il petrolio mettendo nei guai le oltre quaranta multinazionali dell’energia in gara per l’esplorazione dei ricchi giacimento di gas e petrolio. Ma l’aspetto più triste di questa guerra per il potere resta sempre il numero delle vittime e il numero di vite implicate in questa azione di monopolio. Un velivolo da guerra statunitense decollato dalla base di Aviano è caduto per un guasto tecnico nella notte tra il 21 e il 22 marzo. Più di dieci mila il numero di morti in Libia..” Sai dove s’annida più florido il suol ? Sai dove sorride più magico il sol ? Sul mar che ci lega con l’Africa d’or, la stella d’Italia ci addita un tesor. Ci addita un tesor! Tripoli, bel suol d’amore ,ti giunga dolce questa mia canzon! Sventoli il tricolore sulle tue torri al rombo del cannon! Naviga, o corazzata: benigno è il vento e dolce la stagion. Tripoli, terra incantata, sarai italiana al rombo del cannon! La retorica di Giolitti arrivò a parlare di “opera umanitaria”, a favore delle popolazioni locali, oppresse dal regime turco dal 1911 al 2011 non è cambiato nulla.