SEI IN ITALIA Lavoro e carriere Pensioni record: 90mila euro al mese, per un ex dirigente Telecom

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Paghiamo 200 milioni di euro per le pensioni dei parlamentari, un buco enorme cui non vogliono rinunciare

Pensioni record: 90mila euro al mese, per un ex dirigente Telecom

I parlamentari eletti prima del 1997 ricevono una pensione di oltre 3mila euro al mese, ma in Parlamento nessuno li ha mai visti; una donna "comune" si vede recapitare una pensione di 0,78 centesimi

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 Mentre ogni lavoratore italiano deve versare per quasi 50 anni i contributi per avere diritto a una pensione, spesso da fame, ai parlamentari sono sufficienti appena 5 anni (una legislatura) per avere una pensione (il cosiddetto vitalizio) di oltre 3 mila euro al mese: la pensione più alta tra tutti i parlamentari d’Europa.

Un paio di precisazioni. Alla Camera basta essere stati eletti prima del 1996 e aver raggiunto i 20 anni di contribuzione per ottenere l'assegno all'età di 50 anni; al Senato, dopo 15 anni di contributi si ha diritto alla pensione, basta essere stati eletti prima del 2001. L'importo dell'assegno varia da un minimo del 20 per cento a un massimo del 60 per cento dell'indennità parlamentare, secondo gli anni di mandato parlamentare. I più sfortunati sono i neoeletti in Parlamento dal 2008. Per loro, infatti, la pensione è un traguardo lontano, che otterranno solo da vecchi e solo se resisteranno alla Camera o al Senato per cinque anni. La riforma del 2007, infatti, ha cambiato le regole riguardo le pensioni dei politici, ma solo per le new-entry. Infatti, il vitalizio per i neoeletti arriva al compimento del sessantacinquesimo anno d'età e, la minima (2.400 euro al mese) si ottiene solo se si è seduti in Camera o Senato per almeno una legislatura, anche se non è obbligatorio che il lustro sia consecutivo. Da rilevare, per precisazione, che il vitalizio è sospeso nel caso di rielezione in Parlamento, perché la pensione non è cumulabile con l'indennità parlamentare.

In un anno, allo Stato, i vitalizi costano oltre 200 milioni di euro, a fronte del pagamento di contributi da parte dei parlamentari che non arrivano a 20 milioni. Sono oltre 2.200 gli ex parlamentari cui lo Stato versa la pensione, più oltre mille assegni di reversibilità ai coniugi dei defunti. Le loro ricche pensioni non sono le uniche entrate di questi pensionati. E', infatti, previsto il cosiddetto cumulo, che consente a diversi politici di unire al vitalizio la pensione per la loro professione.

Uno degli elenchi più dettagliati risale al 2007, quando L'Espresso elaborò la tabella di tutti i parlamentari che avevano diritto alla pensione, dalla minima alla massima, che sfiora i 10.000 euro al mese. Un utile spunto è oggi dato da Mario Giordano, direttore di News Mediaset che dopo aver diretto «Il Giornale», ha pubblicato il libro «Sanguisughe» con riferimento ai pensionati d'oro. Ecco alcuni esempi riportati: nel 2007 Walter Veltoni aveva accumulato 23 anni in Parlamento e aveva diritto a una pensione mensile di 9.014 euro; Scalfaro prende 15 mila euro netti al mese; Giuliano Amato, chi per primo mise mano al sistema pensionistico italiano, si porta a casa un bel vitalizio da 30mila euro, sommando le pensioni di professore universitario e di parlamentare, per la precisione una pensione Inpdap da ex professore di 22.0488 euro lordi al mese, e una pensioncina da parlamentare di 9.363 euro; Cossutta grazie a una «leggina» creata per sindacalisti e dirigenti di partito ha ottenuto, fin da quando aveva 54 anni, un mensile Inps senza mai aver versato contributi e dal 2008 gli toccano anche i 9604 euro mensili per essere stato parlamentare.

C'è anche chi supera questi numeri. Mauro Sentinelli, riceve per sempre 90mila euro al mese, che aggiunge agli emolumenti per altri due importanti incarichi. Una vita passata nella telefonia, prima Sip, poi Tim infine Telecom. Divenuto anche direttore generale, ha inventato il prepagato Tim Card. In pratica, riesce a maturare un "diritto a ricevere" di oltre 3000 euro al giorno, grazie ad un artifizio che permetteva al fondo pensione dei telefonici di non dare un tetto al vitalizio.

I record: prima del 1997, bastava essere in carica anche un giorno solo per maturare la pensione, versando cinque anni di contributi volontari. Questo primato spetta a radicali come Angelo Pezzana e Piero Craveri, andati in Parlamento soltanto per annunciare la rinuncia all'incarico, ma ai quali va ugualmente i 3 mila euro mensili. Clamoroso il caso di Toni Negri, operaio condannato a 17 anni per reati di terrorismo. Nel 1983 i radicali lo fecero eleggere deputato per protesta contro i suoi quattro anni di carcere preventivo. Dopo nove sedute, quando gli si prospettò il rischio di tornare in carcere, Negri fuggì in Francia. Dal '93, quando ha compiuto 60 anni, riscuote la pensione «minima», che oggi è di 3000 circa.