Al Cavaliere resta da salvare il salvabile: il partito, tanto per cominciare
Silvio Berlusconi si dimette. Una lunga giornata segnata da tappe cruciali
Nel pranzo con Monti Berlusconi ha cercato di mettere paletti, chiedere garanzie sulla giustizia e su un governo con un preciso programma legato alla lettera alla Bce
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Silvio Berlusconi si è dimesso da premier, in un susseguirsi di eventi incalzante e a tratti drammatico: la colazione a Palazzo Chigi dove Mario Monti ha di fatto respinto una a una le richieste del Cavaliere per dare il suo ok ad un esecutivo tecnico. Ancora amarezza, per il premier, nel breve tragitto tra la sede del governo e la sua residenza romana, in mezzo alle contestazione della folla seguendo un percorso a tappe iniziato già dalla mattina.
La prima tappa è stata quella che, a catena , ha poi condizionato tutte le altre. Nel pranzo con Monti Berlusconi ha cercato di mettere paletti, chiedere garanzie sulla giustizia e su un governo con un preciso programma legato alla lettera alla Bce. Un esecutivo fatto anche da politici, con dentro Gianni Letta, che si impegni a non metter mano alla legge elettorale e a nuove leggi sulle tv. Ma Monti e’ stato tanto cortese quanto fermo: niente diritto di prelazione sulla scelta del Guardasigilli (Berlusconi aveva indicato Nitto Palma o il magistrato Iannini, moglie di Bruno Vespa), un prendere o lasciare su una squadra tutta tecnica e da decidere senza condizionamenti: ministri e sottosegretari.
Al Cavaliere resta da salvare il salvabile: il partito, tanto per cominciare, che è pesantemente a rischio scissione. Ma anche l'orgoglio personale: far vedere che la resa non è incondizionata, che il sì al governo che da giorni tutti danno per scontato, non gli è passato sopra la testa. E così, dopo aver tentato ieri di avere voce in capitolo buttando nella mischia i nomi di Alfano e Dini, l'ufficio di presidenza del Pdl decide di fissare i paletti con cui il partito di maggioranza relativa potrà dare il suo via libera all'esecutivo guidato dall'economista.
L'Ufficio politico del Pdl ha deciso: il partito di Berlusconi, dirà sì al governo Monti, rompendo così con le posizioni di Bossi e della Lega Nord, ma - ecco il confine - "solo perché si mettano in pratica le misure previste dalla lettera dell'Ue (e della Banca centrale europea). Insomma i paletti sono stati fissati. Berlusconi sembra, invece, aver rinunciato all'idea, caldeggiata anche nel corso del pranzo con Monti a Palazzo Chigi, di avere Gianni Letta nel nuovo governo. Ma Berlusconi, per convincere i suoi, ha aggiunto una frase minacciosa nei confronto del governo nascente: "Stacchiamo la spinta quando vogliamo".













