Il lusso accessibile si afferma in Italia
H&M in collaborazione con Anna dello Russo
Dopo Zara e H&M catene americane del lusso accessibile aprono punti di vendita in Italia e scoprono un mercato femminile (e non) con una cultura in sintonia con lo shopping
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Dopo le fortunate collaborazioni con Roberto Cavalli, Jimmy Choo, Lanvin, Versace e altri, il rivenditore svedese H&M annuncia una linea in collaborazione con la Fashion Director-At-Large di Vogue Giappone Anna Dello Russo. Per la prima volta, quindi, H&M non collaborerà con un’azienda, ma con la fashion maniac, pioniera e musa ispiratrice italiana diventata famosa grazie al suo stile inconfondibile. L’incontro tra l’azienda e ADR, acronimo con cui si firma, ha dato vita ad una linea di accessori audace e stravagante che comprende gioielli, borse, scarpe, occhiali da sole e perfino un trolley per contenerli tutti.
H&M fa parte di una di quelle grandi catene di moda straniere che negli ultimi dieci anni si sono affermate in Italia che propongono un lusso accessibile. Si tratta di prodotti di qualità firmati da stilisti di fama venduti in eleganti negozi in centro a prezzi accessibili al grande pubblico. Inoltre, i nuovi capi non vengono proposti una volta l’anno, ma ogni mese, spesso ci sono nuovi arrivi ogni settimana.
La prima catena di questo tipo ad affermarsi in Italia è stata Zara. L’inizio è stato esattamente dieci anni fa. L’allarme era alto - dice Maria Silvia Sacchi dalle pagine del Corriere del 21 maggio. Perché andava a far concorrenza diretta a gruppi italiani di vari segmenti di mercato , da quelli più alti (perché ne imitava i capi) a quelli più democratici ( a causa dei prezzi bassi). Per il modello di business - negozi diretti e in continuo riassortimento di collezioni - che contrastava con i tempi lenti e scadenzati dei grandi brand.
E poi sono arrivati H&M, Mango, Abercrombie, The Gap. H&M conta 92 punti vendita. Abercrombie ha lunghe file di ragazzi davanti all’ingresso. H&M dichiara che il mercato italiano è strategico e di essere molto soddisfatta. Anche The Gap ritiene che il mercato italiano ha una cultura in sintonia con lo shopping. Comunque la strategia per tutti loro è differenziarsi: puntare sul servizio, far sentire il cliente in una boutique, addetti alle vendite che seguono sfilate apposta per loro per avere una perfetta conoscenza del prodotto.
Le grandi maison avvertono la concorrenza soprattutto per quanto riguarda i tempi. E per questo hanno puntato sulle precollezioni - che oggi rappresentano il 70/80% delle vendite. Quindi più sfilate per una clientela che può spendere, in qualsiasi parte del globo si trovi. E le nostre piccole e medie aziende? E i nostri negozi? Le fiere degli accessori quest’anno si sono sbizzarrite nel cercare di delineare le tendenze di un prodotto per il 2013. Sarà questa la risposta vincente per riconquistare il mercato interno?












