SEI IN ITALIA Satira e Politica Terza Repubblica, Italia permettendo

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La politica rincorre i cittadini per ripartire

Terza Repubblica, Italia permettendo

media e internet, accelerati da grillo (e Casaleggio) spingono in avanti

L'Italia trionfante (C. Maccari) - Senato

 Cominciare a scrivere la pagina bianca della III Repubblica. A colpi di tweet magari. Così alle 19.32 Andrea Di Sorte, intraprendente e, perché no, anche rampante, “formattatore”, cinguetta sulla rete dell’evento #formattiamoilpdl che, complice la disponibilità del sindaco Alessandro Cattaneo, si è tenuto proprio nella cittadina pavese. Iniziativa interessante e intrigante sia sulla carta (è sempre molto affascinante la vis politica giovanile), sia perché le circostanze ambientali, specie dopo le amministrative, ne hanno reso possibile un risalto mediatico assolutamente insperato.

Numerose però sono le mancanze che certo non dipendono dal retaggio simil - renziano della manifestazione, che comunque ha terrorizzato le stanze dei bottoni pidielline (tanto da arrivare ad alcuni divieti di partecipazione all’evento). La gerontocrazia partitica, per sua natura, tende all’autoconservazione, per citare Crosetto, ed è ovvio che ostentare un “facce nuove” è oltremodo ridicolo perché segnerebbe semplicemente l’avvicendamento all’interno delle strutture piramidali che, ancora oggi, si arrogano il diritto, mal sancito dall’art. 49 (complice la mancanza di una legge di attuazione), di monopolizzare la vita pubblica di questo Paese.

La Terza Repubblica, se il tre è veramente il numero perfetto, deve poter essere in grado di ripartire con idee nuove, con obbiettivi nuovi, con prospettive nuove e non interrogandosi su scelte (di una parte peraltro) compiute in un passato, ormai dipinto dai media come anni luce distante da questa sobrietà quotidiana, nel quale, fino a poco prima che fossero svegliati dal mortale frinire di questa tornata elettorale, gli amministratori ammansivano gli elettori facendo aumentare quel debito pubblico a suon di spesa corrente, la stessa che oggi è oggetto di studio, uno studio cominciato nel 1981 e che ha fatto diventare la spending review … vintage.

Aggiungiamoci poi che, contrariamente alla Leopolda dove non intervenne il leader del PD (per altri ordini di ragioni), la scelta di Alfano di recarsi a Pavia, stretto tra i seniores milanesi, gl’ex missini ritrovatisi a Bologna (sotto l’hashtag #fuori), d’intesa con la ripartenza da zero meloniana, e, nonostante l’incursione in sala di alcun ex AN al grido di “formattate i vostri padrini”, è sicuramente il segnale, l’ennesimo, della sempre più mal digerita alchimia che ha portato al superamento del 70 - 30 (il deleterio sistema di quote per spartire il partito dopo la pradelliniana fusione) con la nomina di un segretario politico nazionale, per giungere ad un 100% PdL, che nei fatti rimane risultato etereo, professato solo da fideistici baciapile partitici, che nell’intimità continuano la lotta correntizia in un partito “dal leader che non c’è” (o non c’è più).

A Grillo, e al suo M5S, va dato atto dell’accelerazione a cui ha costretto la vita politica italiana. Il comico però deve ancora affrancarsi (sempre che lo voglia) dal ruolo occulto della Casaleggio, la cui oscurità, tipica delle eminenze grigie, è la spada di Damocle su ogni decisione e richiesta di autonomia dei militanti (vedasi la scelta del DG comunale a Parma).

Maggiori regole quindi, che sarebbe più opportuno fossero frutto dell’attività legislativa (ma ci fidiamo dei riformatori che sarebbero anche i riformati?!) coadiuvata dal “tecnico dei tecnici” Giuliano Amato, piuttosto che da ambigui e autonomi processi auto - riformatori. D’altronde i fatti ci hanno insegnato che senza regole i partiti diventano, presto o tardi, una banda di briganti.

Gli italiani hanno tollerato l’illegalità, la pressione fiscale e la scelleratezza politica fino a proporzioni diaboliche e se le premesse della nascita di una terza repubblica sono queste, senza rivolgere sguardo a nuove idee, nuove prospettive (anche di collocamento dell’Italia in Europa e dell’Europa nel mondo), allora forse è meglio un aborto, con buona pace del Vaticano, attendendo che dalla rive gauche italica si concretizzi un mutamento intellettuale, in attesa di un nuovo 1897, evitando, possibilmente, di far divenire realtà il sonniniano “ritorno allo Statuto”.