Rapporto sull’imprenditoria realizzato dall’Ocse su dati del 2009
Donne imprenditrici: Italia al secondo posto in Europa
Secondo il rapporto sull’imprenditoria stilato dall’Ocse, l’Italia è al secondo posto in Europa per numero di donne imprenditrici. Una buona notizia per il nostro Paese che solitamente si trova in fondo alle classifiche dell’Organizzazione per la cooperazione dello sviluppo economico
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Da un rapporto sull’imprenditoria realizzato dall’Ocse su dati del 2009 risulta che l’Italia si posiziona al secondo posto in Europa per numero di donne imprenditrici su 40 paesi presi in esame. Il 16% delle lavoratrici italiane è “autonoma” o imprenditrice. Se guardiamo la media europea (10%) si tratta di un vero e proprio record, e lo è anche rispetto a paesi come Inghilterra, Francia e Germania, dove le imprenditrici sul totale delle occupate sono tra il 6 e 8%.
Più nel dettaglio, il 3,62% delle donne italiane che lavorano sono imprenditrici; freelance il 12,62%. Realisticamente, si tratta di piccole imprenditrici: le aziende con proprietario singolo e almeno un dipendente guidate da donne nel nostro Paese sono il 26,8% del totale, evidenzia ancora il rapporto; in gran parte, oltre il 90%, si tratta di imprese con meno di 5 dipendenti.
Il rapporto ci dice anche che il 26,8 per cento delle imprese italiane con un solo proprietario e almeno un dipendente fa capo a una donna. Quanto sopravvive in media un'azienda al femminile? Pare che, a tre anni dalla nascita dell'attività, il tasso di sopravvivenza sia del 37,6 per cento, contro il 37,8 di quelle gestite dagli uomini. I settori che vedono le donne maggiormente impegnate sono: trasporti, accoglienza e commercio.
“Finalmente segnali positivi sul fronte dell’occupazione femminile”, dichiarano in una nota congiunta, il responsabile del Dipartimento per la famiglia – Politiche dei Diritti e delle Pari Opportunità dell’Ugl, Loretta Civili, e il responsabile dell’Ufficio Politiche dei Diritti e delle Pari Opportunità dell’Ugl, Maria Teresa Roghi.
“I dati, si legge nella nota, confermano che le imprese guidate da donne sono cresciute del 13,7 per cento rispetto a quelle a guida maschile, aumentate del 10,9 per cento. Tuttavia, il loro tasso di sopravvivenza è leggermente inferiore, per ragioni verosimilmente legate alle maggiori difficoltà che possono incontrare le imprenditrici nell’accesso al credito”.
“Purtroppo, prosegue la nota, dobbiamo inoltre constatare che i dati positivi sulla presenza femminile nell’imprenditoria non si rilevano anche per quanto riguarda la composizione dei cda, dove risultiamo il 26esimo tra i 40 Paesi presi in considerazione. Per una vera e stabile inclusione delle donne nel mondo del lavoro, e per parlare propriamente di pari opportunità, è necessario che i provvedimenti normativi, come quello sull’equilibrio di genere nei consigli di amministrazione emanato lo scorso luglio, procedano di pari passo con un radicale cambiamento di mentalità”.












