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L'incredibile scoperta di un centinaio di opere inedite del periodo giovanile dell'artista lombardo

Caravaggio, i 100 disegni che potrebbero riscriverne la storia e che dividono la critica

Scovati nel fondo Peterzano del Castello Sforzesco cento disegni e dipinti di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio

Una scoperta che potrebbe, se non rivoluzionare, almeno cambiare buona parte della storia dell'arte del rinascimento italiano. Un'equipe di ricercatori avrebbe, il condizionale rimane d'obbligo, ritrovato almeno 100 opere inedite di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Così come sono famose in tutto il mondo le opere del Caravaggio più maturo, quelle del periodo romano e napoletano, nulla si conosceva delle opere eseguite durante l'apprendistato negli anni '80 del 500. Non una sola pennellata, non un solo tratto di matita.

Un team di studiosi della Fondazione Brescia Musei, guidato da1 ricercatori Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli, ha passato al setaccio tutte le chiese del milanese e del bergamasco risalenti al 500 e analizzato con i 1378 documenti dell'archivio sforzesco legati a Simone Peterzano, maestro di Caravaggio: disegni, studi e dipinti eseguiti dal maestro e dai suoi allievi.

Le ricerche hanno seguito una metodologia d'indagine rigorosissima che ha permesso di individuare il canone geometrico che sottende le raffigurazioni del primo periodo romano per poterlo così confrontare con le opere in questione rintracciando nei lavori di studio che ogni allievo aveva il compito di realizzare le stesse proporzioni riscontrabili nelle opere di attribuzione certa. In tutto sarebbero stati attribuiti al genio lombardo un centinaio di disegni e qualche dipinto per un totale di circa cento opere inedite.

Ma non è ancora tutto chiaro. La scoperta, che ha del clamoroso, viene messa in ombra dalle dichiarazioni di Maria Teresa Frorio e Francesca Rossi, responsabili della Raccolta d'Arte del Castello Sforzesco, che dicono di nutrire forti dubbi sull'esito dell'indagine e su come sarebbe stata condotta. Le due avrebbero affermato di non aver mai visto Curuz e Fedrigolli nella sala studio del castello e di aver avuto contatti con loro solo per una richiesta di materiale fotografico. Rimangono ancora forti dubbi sull'effettiva paternità delle opere che, se fossero dichiarate autentiche senza ombra di dubbio, raggiungerebbero un valore complessivo di oltre 700 milioni di euro.

A fugare ogni ragionevole dubbio potrebbe essere, forse, uno dei ritrovamenti dal valore artistico minore. Un piccolo foglietto, un brandello si carta, che non riporta nessun disegno, bensì un breve messaggio di protesta indirizzato al maestro. Per il momento è stato possibile effettuare un'indagine grafologica solo su fotografie e non dal vero, ma Anna Grasso Rossetti, perita del Tribunale di Brescia che ha eseguito la perizia confrontando la grafia del biglietto con ricevute autografe del Caravaggio non ha dubbi: i documenti sono della stessa mano, tutti riportano la grafia autentica del genio della pittura Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio.